venerdì, gennaio 30, 2015

La mia asocialità da pendolare da treno

Ormai è un anno che ho abbandonato la moto e mi sono messo a fare il pendolare col treno regionale e la metropolitana, e non sono di certo mancati post nei quali mi lamentassi della pazienza che ci vuole ad esserlo e dei tanti disservizi che si devono sopportare.
volete un altro esempio?
ieri pomeriggio il treno è partito con 20 minuti di ritardo solo perchè al capotreno avevano stamapato un errato piano di viaggio. perchè nel 2015, dove il flusso in informazioni telematiche è pressochè totale e tutti ormai comunicano attraverso la rete, e nonostante il capotreno abbia ormai in dotazione uno smartphone, un tablet e financo un pos, il treno non si muove se non c'è la documentazione cartacea. quindi il povero cristo è dovuto tornare in chissà quale ufficio a prendersi le corrette cartuscelle, mentre noi aspettavamo che il treno partisse.
Ma non è dell'ennesimo disservizio di trenitalia che voglio parlare, ma di come io affronto la mia vita da pendolare.
Il pendolare, alla fine, è un essere sociale che vive in una comunità molto eterogenea, ma anche molto statica.
In un anno alla fine conosci le facce di tutti quelli che prendono lo stesso treno che prendi tu, sai da dove vengono, sai dove si siederanno in treno, sai chi di loro verrà a prendere la stessa metropolitana che prendi tu.
E quindi in quanto animale sociale, inevitabilmente, il pendolare finirà per socializzare con i suoi simili.
Infatti la mattina sulla banchina del binario 2 della stazione di partenza, vedi sempre gli stessi gruppetti di persone che chiaccherano amichevolmente tra di loro, ci sono le coppie di mezza età alla prima panchina, le maestre pendolari (non tutti i giorni) che vanno a prendere i treni per roma dove hanno avuto la fortuna di una cattetra per un anno intero, le donne dell'est che ciarlano continuamente, i carpentieri che si conoscono tutti tra di loro senza mai lavorare nello stesso posto, altri ferrovieri, e sicuramente ci saranno anche gruppi di studendi universitari e liceali che però all'ora che prendo io il treno in genere non ci sono.
E poi ci sono io, l'asociale delle situazione.
Non ce la faccio è più forte di me, non ho voglia, non mi interessa, anzi mi darebbe addirittura fastidio interagire e "fare amicizia" con altri pendolari.
Io sono quello che quando entra nel treno cerca il posto dove tutte e quattro le poltroncine sono vuote.
sono quello che quando il treno non è pieno e qualcuno si siede dove sto io si infastidice pensando "ma cazzo con un treno intero".
io sono quello che non si toglie mai le cuffie.
In un anno il massimo che mi sono concesso è un buongiorno con un altro paio di signori che all'apparenza sembrano delle persone genitlissime, ma mi basta e mi avanza, poi d'altra parte che senso avrebbe?
cosa evremmo mai da dirci ogni giorno?
a prescindere dal tipo di persona con la quale avresti a che fare, sia essa un insegnante, un impiregato o un operaio, perchè mai dovremmo concederci confidenze reciproche, di cosa potremmo paralre una volta esauriti i classici argomenti riempitivi dei treni in ritardo, delle condizioni atmosferiche o della partita del napoli (o del calcio in generale).?
perchè mai dovrei interessarmi alle quotidianità delle vite altrui?
perchè mia dovrei parlare ad uno sconosciuto del mio lavoro, della mia famiglia, sulle mie passioni (che se poi gli dici che ti piace la fotogragia magari vorranno vedere le tue foto) o anche solo di come la penso sulla cultura (musica, cinema etc etc) sulla politica o sulla società civile?
Mi sta bene la mia asocialità, lasciatemi seduto da solo, non fatemi togliere le cuffie, fatemi ascoltare la musica o vedere un film sullo smartphone.
In sostanza NON ROMPETEMI I COGLIONI!

2 commenti:

nonno enio ha detto...

ho fatto il pendolare per necessità per 37 anni è ho visto di tutto sui treni... io usavo i treni locali che certe volte non arrivavano neanche e si doveva prendere ferie...

gds75 ha detto...

hai tutta la mia stima!