L’infernale Quinlan
(Touch of Evil)
PRODUZIONE: USA 1958
REGIA: Orson Welles
ATTORI: Charlton Heston, Orson Welles, Janet Leigh, Marlene Dietrich, Zsa Zsa Gabor
GENERE: Poliziesco
DURATA: 112’
FOTOGRAFIA (Bianco e nero): Russell Metty
MUSICA: Henry Mancini
VISIONE CONSIGLIATA: Adulti e ragazzi
L’ispettore messicano Vargas, in viaggio di nozze, assiste a un attentato sul confine con gli Stati Uniti. Affianca nelle indagini il capitano Quinlan. Le due personalità si scontrano: Vargas, integerrimo servitore della legge, non vede di buon occhio il collega americano Quinlan, arrogante e dai metodi spicci. Film contrastato dalla Universal che lo produsse, in parte tagliato e edulcorato. Nel 1998 fu riportato all’originale sulla base delle note di Welles.
Memorabile ritratto di un personaggio di statura shakespeariana. Straordinario film per stile (bianco e nero con focali corte, inquadrature insolite, piani-sequenza vertiginosi tra cui quello celeberrimo d'apertura), virtuosismo di scrittura. I personaggi contano più dell'azione, l'atmosfera più dei personaggi. Vetta del barocchismo di Welles. (M.Morandini)
Film oppresso dal suo corpaccione, da soffitti, pareti, dal taglio sghembo delle inquadrature, le deformazioni del grandangolo. Una desolata terra di confine, ponti spettrali, lagune industriali, vecchi bordelli, spazi vuoti interrotti da motel. Ingenuo il titolo italiano. (arci.tv)
All'ambiguità morale di Quinlan fa riscontro l'ambiguità estetica giocata su una velocità doppia del montaggio e dei personaggi. Noir sadico dalle ascendenze kafkiane. (P.Mereghetti)
Avvincente e sopravvalutato drammone poliziesco del geniale e dispersivo Welles che bada più ai virtuosismi tecnici che alla linearità del racconto. (M.Bertarelli)
La musica miscela atmosfere jazz e rock, rende più dinamico il racconto. (E.Marracci)
Non è mai giorno, non è mai notte. Welles inventa un tempo narrativo ‘boreale’. (L.De Grossi)
Umanista, non violento e profondamente buono, è interessato a mostrare il cuore nel mostro, il segreto rovello del tiranno, con uno stile interpretativo che rivela la fragilità all’interno del potere, grande tema di tutti i suoi film. [...] I personaggi sembrano camminare con gli stivali delle sette leghe, o danno l’impressione di scivolare su un tappeto mobile. (F.Truffaut)
Quando gli parlo mi sento come una pianta dopo che l’hanno innaffiata. (M.Dietrich)
La sequenza dell’omicidio di Zio Joe è sgradevole, perversa, morbosa. Non mi piace fare quel genere di cose, ma bisogna farle. Tamiroff è grandioso: quando la guarda, quella pistola diventa tutti i cazzi mai esistiti nella storia. Faceva paura come la guardava. (O.Welles)