
Non so perchè da quando ho aperto questo blog ancora non ho parlato di una delle mie più grandi passioni, ovvero la settima arte.
Ho appena finito di vedere "almost famous", film del 2000, opera prima di Camero Crow, poi diventato famoso per "Vanilla sky" e recentemente caduto nello squallore più totale per "Elisabetown" che mi sono proprio rifiutato di vedere.
Partiamo dal presupposto che Almost famous l'ho dovuto scaricare in divx da internet, perchè non ne ho trovato una copia ne da noleggiare ne da comprare blockbuster compreso (ameno a napoli e provincia), ma questo è un vero problema commerciale, si perchè a meno che un film non sia nuovo, o recente o un superclassico, per la distribuzione è come se non esistesse.
Un film veramente interessante, con un cast molto coraggioso, un bravissimo Philp Saymour Hoffman, che quest'anno ha finalemente vinto un oscar dopo una miriade di interpretazioni minori veramente ottime.
Una diciasettenne Anna paquin e una diciannovenne Kate Hudson, due ragazze per le quali ho un debole che rasenta il molesto.
Il film racconta la storia di un ragazzino molto capace con una situazione familiare lievemente opprimente con due passioni, la musica rock e la scrittura, che quasi per gioco passa dal dover intervistare un cantante ad un concerto nella sua città per un piccolo giornale all'essere giornalista accreditato di Rolling Stones al seguito della turnè degli stillwater, il tutto a soli quindici anni.
Scavando un pò ho scoperto che la storia è ispirtata all'intervista che lo stesso Cameron Crow ha fatto al cantante e al chitarrista degli stillwater publicata da Rolling Stones nel 1975 quando aveva 16 anni.
La cosa che molto mi è piaciuta della storia sta nel fatto che a 45 anni il regista si guarda indietro e rivive una esperienza di 25 anni prima riuscendo a tenere vivo il senso del mito che deve aver vissuto da ragazzino.
Insomma immaginatevi un fresco adolescente che si trova all'imporvviso catapultato a vivere in totale le esperienze di quelli che fino ad un momento prima erano persone inarrivabili che, a quell'età, vengono considerati dei veri e propri punti di riferimento.
Ovviamente il film non manca di una vena sentimentale, anch'essa esaltata dal punto di vista di un quindicenne che quando viene travolto dall'amore non può fare altro che considerarlo come l'unica cosa che abbia veramente senso e senza il quale non ci sia un vero motivo per andare avanti.
Insomma un bell'inno a quell'incosapevolezza che in quanto tale tutti noi ci siamo fatti passare per le mani senza renderci conto di quanto preziosa fosse.